INTEGRAZIONE DEL VOLONTARIATO CON LE CENTRALI OPERATIVE DELL’EMERGENZA: L’ESPERIENZA DEL VENETO

P. Rosi, A. Antonich, G.Cipolotti1, C. Benetton

SUEM Treviso Emergenza, Ospedale S.Maria dei Battuti - ULSS 9, Treviso

(1)SUEM Verona Emergenza, Azienda Ospedaliera di Verona

 

1. Descrizione generale

La Regione Veneto ha un’area di 18.364 km2, suddivisa in sette province, con una popolazione residente di circa 4.500.000 abitanti, che aumenta considerevolmente con i flussi turistici, lungo il litorale ed il Lago di Garda e nella zone montane.

Il Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica (SUEM) è articolato in una rete di otto Centrali Operative, di cui sette provinciali e una dedicata al territorio insulare di Venezia.

L’introduzione dell’1.1.8 ha comportato, come previsto dal DPR 27/3/92, l’abolizione di tutti i numeri telefonici di emergenza preesistenti; tutte le ambulanze che svolgono interventi di soccorso, dipendenti dal SSN o convenzionate, operano alle dipendenze delle Centrali Operative.

Il ruolo ricoperto dal volontariato ha connotazioni differenti nelle diverse province, poiché la situazione preesistente all’attivazione del SUEM variava da provincia a provincia.

In particolare nelle città di Padova e Verona il soccorso sanitario è sempre stato, in passato, interamente demandato alle associazioni di volontariato; sul restante territorio veniva invece garantito quasi esclusivamente da ambulanze degli ospedali.

Più recentemente, l’attivazione del SUEM ha comportato l’integrazione nel sistema del volontariato già operativo, mentre nel contempo anche nelle altre province sono sorte o si sono accresciute associazioni di volontariato che operano nell’ambito dell’emergenza.

Il dettaglio del numero di associazioni presenti, suddiviso per provincia, è riportato nella tabella 1; nella terza colonna sono riportate le associazioni che sono operative nell’ambito dell’emergenza. La tabella 2 riporta la situazione relativa alla CRI; i dati sono incompleti, poiché i Comitati della CRI non hanno risposto alla richiesta di informazioni; nella terza colonna sono riportate le Delegazioni che hanno ambulanze operative a disposizione del SUEM.

 

 

Tabella 1 — Associazioni presenti sul territorio regionale (esclusa CRI)

Provincia

N. Associazioni

Totale volontari

Operative SUEM

Belluno

12

574

12

Padova

1

1730

1

Rovigo

4

260

4

Treviso

4

280

1

Venezia

6

605

6

Verona

7

2290

6

Vicenza

1

50

0

 

 

Tabella 2 — Presenza della CRI

Provincia

Sedi Operative

Totale volontari

Operative SUEM

Belluno

2

n.d.

1

Padova

3

700

3

Rovigo

n.d.

328

1

Treviso

10

1500

5

Venezia

8

n.d.

3

Verona

n.d.

1400

7

Vicenza

n.d.

n.d.

1

 

In tabella 3 è riportato il numero di ambulanze a disposizione del volontariato, suddiviso fra totale dei mezzi e ambulanze effettivamente a disposizione per l’emergenza; nella tabella 4 il dato percentuale è stato scorporato tra CRI e altre Associazioni.

 

Tabella 3 — Ambulanze a disposizione del volontariato

Provincia

Totale ambulanze

Operative SUEM

%

Belluno

36 (1)

12 (1)

33

Padova

55

9

16

Rovigo

18

5

27

Treviso

29

7

24

Venezia

24 (1)

3 (1)

37

Verona

92

26

28

Vicenza

n.d.

1

n.d.

(1) il dato non comprende la CRI

 

 

Tabella 4 — Rapporto tra ambulanze disponibili e operative nell’emergenza

Provincia

Totale

CRI

Altre Ass.

Belluno

33

(1)

33

Padova

16

28

12

Rovigo

27

16

57

Treviso

24

28

11

Venezia

37

(1)

37

Verona

28

23

32

Vicenza

(1)

(1)

0

(1) il dato CRI non è disponibile

(valori espressi in % del totale dei mezzi)

 

 

 

 

 

2. Modalità di integrazione del volontariato

Come premesso, la forma in cui il volontariato collabora con il SUEM varia nelle diverse realtà; in sintesi sono presenti i seguenti modelli operativi:

  1. ambulanze con soli volontari che coprono da sole un preciso ambito territoriale:
  2. in genere limitato alle aree montane e in genere delle zone periferiche, dove la densità di popolazione è molto bassa.

  3. ambulanze con soli volontari che rispondono solo a certe tipologie di urgenza
  4. è il caso di alcuni centri maggiori, dove sono presenti ambulanze con equipaggio professionale che rispodono al "codice rosso" ed ambulanze del volontariato per i codici giallo e verde

  5. ambulanze con volontari e infermieri e/o medici dipendenti dall’associazione
  6. è un caso limitato ad alcune realtà

  7. ambulanze con volontari e infermieri e/o medici dipendenti dal SSN
  8. è l’ipotesi più frequente nei punti di soccorso stagionali, al servizio delle zone turistiche del litorale

  9. ambulanze con volontari affiancate da automedica del SSN

è il modello operativo adottato a Padova e a Treviso, e prossimamente a Verona

 

 

3. Problematiche relative all’integrazione

Le Associazioni di volontariato, salvo rarissime eccezioni, non hanno manifestato resistenze all’integrazione nel sistema, e sono state prontamente disponibili ad adottare i protocolli predisposti dalle Centrali Operative.

Un dato che tuttavia è evidente consultando le tabelle precedenti è la notevole frammentazione del volontariato in piccole associazioni, alcune aderenti all’Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, altre invece completamente autonome. Questo fenomeno, che solo in parte è riconducibile a particolari situazioni geografiche, comporta un notevole carico di lavoro nella gestione dei rapporti per quelle Centrali che ne sono interessate.

Collegato a questo aspetto è il problema dell’accreditamento delle Associazioni e della certificazione del personale che vi opera: è sicuramente indispensabile, soprattutto per la tutela del cittadino-utente, che questi processi vengano quanto prima attivati. Al momento la Regione Veneto non ha una normativa in questo ambito, per cui le Associazioni non devono rispettare particolari requisiti per operare nel sistema, né in termini di dotazioni, né per la formazione del personale.

L’orientamento regionale sarà presumibilmente quello di fissare dei requisiti minimi per le Associazioni e di certificare, tramite le Centrali Operative, il personale che si occupa della formazione del volontariato, accreditando i relativi corsi di formazione ed i programmi di aggiornamento sulla base di programmi regionali.

La Croce Rossa Italiana rispetto a questo problema è in una condizione particolare: la struttura dell’Associazione fa sì che il volontario debba seguire un percorso formativo prestabilito prima di assumere ruoli operativi; ciò non esclude tuttavia la necessità di completare questa formazione con un apposito percorso didattico mirato all’inserimento nella specifica realtà operativa del SUEM, nonché con un programma di aggiornamento periodico.

Negli ultimi tempi alcuni settori della CRI hanno tuttavia manifestato una certa riluttanza ad adottare programmi di formazione ed aggiornamento obbligatori concordati con le Centrali Operative, in virtù di una presupposta autonomia didattica ed operativa dell’Associazione e dei suoi responsabili locali. In questo senso le gerarchie dell’Associazione dovranno a nostro avviso stabilire precise regole che condizionino l’abilitazione del personale volontario al raggiungimento ed al mantenimento di un livello formativo adeguato, con le stesse modalità cui dovranno sottostare tutte le Associazioni di volontariato.

 

4. Il volontariato nell’emergenza: tramonto o rinascita?

Le sempre maggiori (e giustificate) aspettative da parte dell’utenza fanno spontaneamente nascere la domanda se il volontariato, terminata la fase "pionieristica" dell’emergenza, debba essere accantonato o emarginato per lasciare spazio ai professionisti, o se al contrario possa e debba avere un ruolo centrale nel sistema.

A nostro avviso il contributo del volontariato è indispensabile, e non solo come strumento per riduzione dei costi di gestione, che è oggi l’aspetto che più preme alle Direzioni Generali delle ULSS.

Un volontariato capillare significa soprattutto tempi di primo intervento bassi, quali nessun sistema professionale può garantire se non con costi insostenibili, nonché possibilità di incrementare rapidamente le risorse a fronte di eventi calamitosi.

Tuttavia affinché questa prospettiva sia praticabile, tutte le parti in causa dovranno fare uno sforzo, prima di tutto culturale, verso alcuni irrunciabili obiettivi:

  1. l’accreditamento e la certificazione di chi opera nell’emergenza, ivi compresi i soggetti economici privati, al fine di garantire l’utenza.
  2. un maggior radicamento delle associazioni sul territorio, in modo che esse siano viste dalla dirigenza delle ULSS come un interlocutore privilegiato espressione della comunità locale, piuttosto che esclusivamente come un soggetto economico disponibile a vendere un servizio.
  3. il passaggio dalla mentalità dell’appalto e della convenzione a quella della contribuzione, in cui si evitino gli eccessi opposti: oggi ci sono associazioni che svendono il servizio a costi irrisori riducendo la qualità, per sottrare la convenzione ad altre, ed associazioni che ricevono contribuzioni pubbliche e private, nonché alti compensi dalle ULSS, e hanno bilanci in notevole attivo.
  4. un sistema di concorrenza tra pubblico, privato e volontariato in cui il rispetto degli standard di qualità sia il punto di partenza, che vada a vantaggio dell’utenza e non a suo discapito.