Ad ogni bambino il suo giocattolo

 

Molti studi e ricerche sono stati compiuti durante questi ultimi anni sugli effetti della ospedalizzazione sul comportamento del bambino, sino a giungere alla piena consapevolezza che l'ospedalizzazione è un fattore di rischio per il suo sviluppo psichico, tanto più concreto quanto più è piccolo.

Da tale consapevolezza prende forma una sempre maggiore attenzione ai bisogni del bambino malato ed ospedalizzato che si concretizza in varie forme: nel sorgere di ludoteche nei reparti pediatrici, nell'elaborazione di varie "carte dei diritti del bambino in ospedale" (la più diffusa è la carta di EACH del 1988), nell'affermarsi del concetto secondo cui "il bambino NON è un piccolo adulto", che ribalta completamente la definizione degli anni '60 dell'OMS per cui la Pediatria restava "un'applicazione della medicina generale ai bambini", ignorando le peculiarità cliniche ed i bisogni psicologici del bambino.

Ma c'è un aspetto della "gestione" del bambino malato che a tutt'oggi non trova grande riscontro nella letteratura dedicata e in esperienze dei diversi centri ospedalieri: il bambino vittima di trauma, cosciente, o il bambino affetto da una forma acuta di malattia per il quale si rende necessario il trasporto urgente in ospedale in ambulanza o in elicottero.

In questa situazione diversi elementi possono determinare nel bambino un trauma psicologico che potrebbe avere conseguenze nella sua vita futura se non aiutato nella fase acuta:

- il rapido cambiamento da una condizione di pieno benessere ad una di sofferenza fisica

- il mutare di una situazione ambientale tranquilla ad una di crescente confusione e disagio

- il passare da una situazione di sicurezza (la presenza dei genitori o di familiari) ad una di perdita di sicurezza (il bambino si trova in presenza di estranei e potrebbe non essere possibile che abbia al fianco i genitori)

In una situazione di sofferenza inoltre ogni bambino, anche il più grandicello, soffre della fase di regressione.

Treviso Emergenza ha sviluppato un programma di approccio specifico per il bambino, che oltre a contemplare l'equipaggiamento dedicato di soccorso, tiene conto del comportamento dell'operatore di fronte al bambino al fine di limitare il trauma psicologico.

In primo luogo è stato recepito ed esteso anche all'ambito preospedaliero il secondo principio della carta di EACH: "il bambino in ospedale ha il diritto di avere accanto a sé in ogni momento i genitori o un loro sostituto": salvo casi particolari, la mamma o il papà salgono a fianco del bambino in ambulanza ed anche in elicottero.

Più recentemente, ogni ambulanza di soccorso, l'automedica e l'elicottero sono stati provvisti di giocattoli di che vengono dati dagli operatori ai bambini soccorsi coscienti.

Nella scelta del giocattolo si è fatta attenzione alle norme di sicurezza, in particolare per quanto riguarda l'assenza di parti ingeribili dai bambini più piccoli; si è anche cercato per quanto possibile di differenziarli in base alla fascia d'età.

La tecnica di approccio consiste nell'avvicinare il bambino cosciente con calma, sorridendo, ponendosi quando possibile al suo stesso livello, per non sovrastarlo e non incutergli paura. Il bambino non viene tolto bruscamente dalle braccia della madre o della persona che per lui rappresenta la sicurezza, ci si rivolge a lui con voce rassicurante, presentandosi per nome in modo che possa conoscere l'estraneo che ha bisogno di visitarlo per accertarsi delle sue condizioni cliniche.

E' fondamentale spiegargli di volta in volta quello che il medico o l'infermiere sta facendo, in modo che il bambino non si senta aggredito e sia invece in grado di collaborare anche quando è molto piccolo.

A questo punto l'offrire il giocattolo, che resterà con lui durante tutto il percorso fuori e dentro l'ospedale, e poi a casa, rappresenta l'inizio di una comunicazione tra lui e chi lo soccorre, (gli infermieri e i medici non hanno solo aghi e non fanno solo male ai bambini), è il mezzo per tentare di distrarre il bambino dalla paura di ciò che sta accadendo rapidamente intorno a lui, dal rumore e dalle luci delle sirene o dall'elicottero che si sono avvicinati, dalle facce degli estranei che lo circondano, dalla confusione generale e serve a mantenere, anche se in minima parte, il suo ambiente infantile.

La nostra esperienza, iniziata nei primi mesi del 2002, ha confermato questi aspetti. Il giocattolo ha sempre catturato l'attenzione del bambino, che ha smesso di piangere, ed è stato il tramite con cui il medico e l'infermiere hanno potuto iniziare il dialogo.

Abbiamo successivamente contattato il McDonald's di Treviso, chiedendo la loro disponibilità a fornirci i giocattoli del loro Happy Meal, che hanno anche il vantaggio di essere sigillati in un sacchetto di plastica e di poter essere conservati puliti all'interno degli zaini di soccorso. La nostra richiesta è stata accolta con entusiasmo, e dopo pochi giorni ci sono stati consegnati due scatoloni di pupazzetti che ci hanno consentito di introdurre stabilmente il giocattolo nella check-list dell'equipaggiamento dei mezzi del SUEM di Treviso.

Per il prossimo autunno è in programma un'iniziativa di formazione destinata a tutto il personale che opera sulle ambulanze della provincia, che porterà all'adozione di un protocollo provinciale per l'approccio al bambino.

Riteniamo estremamente importante curare questi aspetti anche poter fornire all'operatore che affronta l'emergenza pediatrica, fonte di maggiore emotività e preoccupazione, maggiori strumenti per potere instaurare un rapporto di fiducia con il bambino.

un ringraziamento a

13-08-2002 - Articolo pubblicato su N&A di settembre 2002

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