Sentenze
Giudice di Pace di Torino - Sezione IV civile - Sentenza 30 maggio 2004
Collocazione del mezzo di soccorso - Contestazione Polizia Stradale

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL GIUDICE DI PACE DI TORINO IV SEZIONE CIVILE Dott. Antonio Catania
Ha pronunciato la seguente
SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. 32900/03 di R.G. promossa da:
1) DE CESARE Teodoro, residente in Grugliasco (To), Via gramsci n. 108.
2) P.A. CROCE VERDE CASCINE VICA - Rivoli, in persona del presidente e legale rappresentante pro tempore Sig. Biondino Marco, con sede in Rivoli, Via Adige n.13. Entrambi rappresentati e difesi dal dr. Andrea Mangone del foro di Asti, in forza di procure speciali in calce e a margine del ricorso, ed elettivamente domiciliati in Torino, via Cibrario n.12, presso lo studio dell'avv. Arnaldo Narducci.

ricorrenti in opposizione contro

PREFETTURA TORINO - Sezione di Polizia Stradale di Torino - Sottosezione, difesa dal funzionario delegato dal Prefetto, Vice Prefetto Aggiunto dott.sa Coviello ente opposto

OGGETTO: Opposizione a ordinanza ingiunzione del Prefetto di Torino.

CONCLUSIONI DELLE PARTI

Per l'opponente: "Piaccia al Giudice di pace Ill.mo, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione [omissis] accogliere il presente ricorso e, per l'effetto, emettere ordinanza di archiviazione del verbale di contestazione della Polizia Municipale di Torino n. 309392 prot. 128898 notificato il 22 maggio 2003 di cui in premessa e di tutti gli atti conseguenti e successivi, mandando assolti i ricorrenti da ogni sanzione amministrativa ed accessoria".
"Condannare la prefettura di Torino al pagamento integrale delle prese di causa sostenute dai ricorrenti" (come da atto di ricorso in opposizione del 24.6.2003)."...Il Giudice dovrà tenere bene conto... da una parte [del] l'interesse al rispetto della legge e delle disposizioni di chi la legge è tenuto a far rispettare, all'ordine pubblico; dall'altra parte [del] l'interesse alla vita, alla salute, all'operato di chi la vita e la salute contribuisce a preservare [...].
Siamo più che convinti che questo secondo interesse vada tutelato più del primo, talvolta anche a discapito del primo. Soprattutto quando, come nel caso che ci ha interessati, una piccola violazione del codice della strada non ha creato alcuna conseguenza rilevante e, anzi, ha contribuito ad un più efficace risultato nel soccorso di una vita umana in pericolo" (stralcio delle note conclusive finali depositate dal difensore il 26.1.04).

Per l'ente opposto: "Disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, si rimette alla decisione del Giudice adito. Con compensazioni delle spese".

FATTO E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ritualmente prodotto in Cancelleria il 21.7.2003, De Cesare Teodoro e la pubblica Assistenza Cascine Vica - Rivoli, in persona del predetto presidente e legale rappresentante Biondino Marco, il primo quale contravventore principale e la seconda quale obbligata in solido al pagamento della contravvenzione, si opponevano al verbale di contestazione della Polizia Stradale di Torino n. 309392, prot. 128898, agente verbalizzante Tamburello, ritualmente notificato ai ricorrenti, con il quale veniva ingiunto ai medesimi il pagamento della sanzione amministrativa di Euro 33.60 più Euro 21.38 per spese di notifica - irrogata per violazione dell'art. 157 co.1-8 del Codice della strada, in quanto il De Cesare Teodoro, alla guida dell'autoveicolo per uso speciale targato BH268VT (adibito ad autoambulanza) "non sostava o fermava il veicolo il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e parallelamente ad esso".
Il ricorso poggiava su un duplice ordine di motivi:
a) Travisamento dei fatti, in quanto i ricorrenti sostenevano che l'autista, dopo essersi fermato ed aver fatto scendere dall'autoambulanza l'equipaggio nei pressi dell'incidente - con ferito a terra - presso il quale era accorso, si era spostato dopo pochi minuti un po' più avanti, assecondando con ciò l'esplicito invito rivoltogli dall'Agente della Polizia stradale, ma non dando seguito ai successivi inviti dell'Agente medesimo di collocare il mezzo sul margine destro della carreggiata, come poteva solo essere intuito (giacchŽ l'invito appariva generico e non esplicito) perchŽ ciò avrebbe voluto dire posizionarlo "ad una distanza di oltre 100-150 metri" dal punto in cui si trova il ferito. I protocolli del sistema d'emergenza territoriale 118 esigono infatti che, in caso di incidente stradale, il posizionamento del mezzo debba avvenire in modo da rendere "sicura" la zona dove sono presenti feriti ed equipaggio e comunque "il più vicino possibile ai feriti", senza contare la particolare prescrizione, prevista dalle procedure da osservare specificamente in loco, di far sì che, mentre l'equipaggio presta soccorso al ferito, l'autista operi da "spola" tra i suoi colleghi e l'ambulanza, fornendo ai primi (sotto la direzione e responsabilità del personale sanitario - nella circostanza l'infermiera professionale Altieri) i presidi di volta in volta necessari: collare cervicale, aspiratore, bombola d'ossigeno, cardio-defibrillatore, ecc.
b) Errata applicazione della legge, in quanto i ricorrenti sostenevano che anzichŽ dall'art. 157 del Codice della strada contestato, la fattispecie poteva e doveva essere inquadrata dall'art. 177 dello stesso Codice, laddove, sotto la rubrica "Circolazione degli autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizi di polizia o antincendio e delle autoambulanze", al comma 2, prevede che "i conducenti [...] nell'espletamento di servizi urgenti d'istituto, qualora usino congiuntamente il dispositivo acustico supplementare di allarme e quello di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu non sono tenuti ad osservare gli obblighi, i divieti e le limitazioni relativi alla circolazione, le prescrizioni della segnaletica stradale e le norme di comportamento in genere [...]". Secondo l'assunto dei ricorrenti, avendo il conducente dell'ambulanza, una volta fermato il mezzo, disinserito il dispositivo acustico di allarme, ma lasciate inserite le lanterne visive blu, non sarebbe stato tenuto ad osservare nemmeno tale norma e cioè gli obblighi, i divieti e le limitazioni relativi alla circolazione, neppure quelli relativi alla "sosta", nella stessa previsti.
Veniva pertanto richiesta la dichiarazione di nullità assoluta del verbale notificato, con condanna dell'ente opposto al pagamento integrale della spese di causa.

Alla prima udienza di comparizione del 3.11.2003, comparivano regolarmente i ricorrenti, assistiti dal difensore, mentre nessuno compariva per la Prefettura, che aveva richiesto e non ottenuto un breve rinvio dell'udienza per aver modo di acquisire gli atti relativi alla fattispecie, non ancora fatti pervenire dall'organo accertatore. Verificata la regolarità della notifica del decreto di fissazione dell'udienza, il giudice dichiarava pertanto la contumacia della Prefettura. Il Giudice interrogava liberamente il ricorrente De Cesare sui fatti di causa.

Quindi, emersa la necessità di integrare l'istruttoria con accertamenti ulteriori, fissava nuova udienza per l'escussione come teste dell'infermeria professionale Altieri Monica facente parte dell'equipaggio in servizio nell'incidente stradale teatro dei fatti di causa nonchŽ per l'acquisizione dei manuali operativi in uso presso le pubbliche assistenza associate all'A.N.P.AS. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze). Nelle more della seconda udienza, la prefettura faceva pervenire all'ufficio la documentazione relativa alla fattispecie (costituita, tra l'altro, ad una relazione di servizio compilata dall'Agente della Polizia Stradale Tamburello Sebastiano), depositando "memoria di costituzione" in giudizio, nella quale si limitava tuttavia a formulare richiesta di reiezione del ricorso, pur "rimettendosi alla decisione del giudice adito".

Alla suddetta udienza veniva escussa la teste Altieri, mentre la difesa del ricorrente rinunciava all'escussione dell'altro teste - Crovella Marco - indicato in ricorso. I ricorrenti provvedevano a depositare copia di due manuali in uso presso la P.A. Croce Verde e ad illustrarne, su esplicito invito del giudice, i paragrafi relativi al posizionamento di un'ambulanza in servizio su incidenti stradali. Il manuale "Guidare un mezzo di soccorso" - edito dall'A.N.P.AS. delle pubbliche assistenze toscane (la sede legale dell'A.N.P.AS. è a Firenze) - veniva acquisito agli atti come prototipo di regolamento in vigore presso le pubbliche assistenze associate a livello nazionale.

Emergendone nuova pertinente necessità, veniva infine disposta la citazione dei testi Agenti di P.S. Tamburello Sebastiano e Lorusso Mirko che erano intervenuti nell'occorso de quo ed avevano elevato la contravvenzione, i quali venivano escussi all'udienza del 20.1.04.

Dichiarata chiusa l'istruttoria, che ha comportato di fatto, per la sua complessità, la trasformazione in rito ordinario del presente procedimento, il Giudice fissava udienza per la discussione e precisazione delle conclusioni al 27.1.04, autorizzando parte ricorrente al deposito di note scritte. Quindi, a tale udienza, acquisite le conclusioni come sopra riportate, tratteneva la causa a decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è fondato e va pertanto accolto. Le risultanze cui è prevenuta l'odierna istruttoria, attraverso un'attenta valutazione della fattispecie e l'assunzione di adeguati mezzi di prova, hanno invero permesso di accertare la sussistenza di molteplici motivi che portano a considerare il fatto storico che ha originato la controversia e la sua interpretazione giuridica come presupposti funzionali alla dichiarazione di esclusione di responsabilità degli odierni ricorrenti in ordine ai fatti loro addebitati dalla Polizia stradale con il rapporto di cui e causa.

Nella concatenazione degli episodi che hanno caratterizzato il fatto dedotto in narrativa, acclarata avendo ben presenti i principi ispiratori e la sicura buna fede, peraltro, dei comportamenti posti in essere da tutti i protagonisti della vicenda processuale esaminata, emerge infatti, ad avviso di questo Giudice, con inconfutabile chiarezza, di essere in presenza di quelle "cause di giustificazione" del comportamento degli odierni opponenti, la cui ricorrenza - da ritenere nella specie, come si vedrà più avanti, reiterata e persino "concentrica" e "pervasiva" lungo tutto lo svolgersi dei fatti - è, dall'ordinamento giuridico, deputata ad elidere l'antigiuridicità formale e sostanziale del fatto contestato e ad escludere pertanto la responsabilità giuridica degli autori del fatto medesimo: nello specifico, appare pienamente congruo e legittimo il ricorso alla lettera dell'art. 4 ("Cause di esclusione della responsabilità") della legge 24.11.1981 n. 689.

Sarà dunque importante e propedeutico inquadrare dapprima la fattispecie contestata, cioè la contravvenzione all'art. 157 1¡ co (il comma 8¡ stabilisce soltanto la sanzione) del Codice della Strada imputata al conducente dell'autovettura, il Signor De Cesare Teodoro, il quale rappresenta, com'è noto, il trasgressore principale ed il primo obbligato per la sanzione (la responsabilità della P.A. Croce Verde è, come già visto, legata al primo da rapporto di "solidarietà").

E' appena il caso di osservare, tuttavia, incidentalmente, che infrazione e sanzione dedotte in causa costituirebbero in realtà fatti di tale obiettiva lievità da non richiedere l'instaurazione di un puntiglioso giudizio, l'articolazione di agguerrite difese, la mobilitazione della cultura processuale e giuridica che di fatto hanno invece determinato, se i fatti medesimi non si fossero scontrati con l'evidente esigenza di vedere affermato - da entrambe le parti in causa - un bel più sottile e delicato principio, scaturente dalla differente interpretazione - più che dei fatti medesimi - die rispettivi ruoli, delle competenze, forse anche delle "missioni", e in certo senso anche delle presunte "gerarchie di potere" o comunque di "autorità" che i protagonisti effettivi dell'odierna controversia, rappresentati rispettivamente da un equipaggio di polizia e dall'equipaggio di un'autoambulanza, hanno creduto di potere e dovere ciascuno - si direbbe in opposizione simmetrica - rivendicare.

Si è costretti, di fronte a tale evidente atteggiamento di fondo, colto dalle allegazioni processuali e dal "timbro", oltre che del contenuto, delle esposizioni dei protagonisti acquisite nel corso dell'istruttoria, a spostare invero un po' più indietro, pragmaticamente, l'osservazione di fondo, e dire che, in presenza di un incidente stradale con feriti da soccorrere, deve essere "organizzata", in tempi brevi e compatibili con tutte le urgenze e i pericoli da più parti incombenti, una situazione di intervento anfibio e di eccellenza ("l'attività di soccorso in strada" più "l'attività - conseguente - di gestione ad hoc del traffico stradale") che chiameremo di "emergenza traffico a causa di incidente grave": situazione nella quale confluiscono e si rispecchiano attività contemporanee e complementari degli "addetti ai lavori". Esse vengono vissute e percepite di norma e secondo il comune senso sociale da protagonisti, utenti della strada e semplici osservatori allo stesso modo: tutti "vivono" cioè (o dovrebbero "vivere") il teatro dell'incidente come qualcosa che si estrinseca in un unico contesto (spesso, oltre all'intervento sanitario ed alla polizia del traffico, è richiesto, come è avvenuto nel caso in specie, anche l'intervento dei Vigili del Fuoco); un contesto dinamicamente operativo, e palesemente orientato, utilizzato la necessaria tempestività ed efficacia, a salvare, in primis, la vita umana del malcapitato, ma controllando nel contempo ogni evenienza e minaccia che potrebbe derivare, al contorno dalle operazioni di soccorso in essere.

In siffatto contesto apparirebbe quindi, se non scontata quantomeno implicita o necessaria, una immediata e spontanea suddivisione di compiti tra le varie forze accorse: certo, secondo le proprie rispettive competenze e regolamenti, ma, soprattutto, scevra da ogni pretesa di gerarchia e di comando, operata soltanto con il contribuito di un reciproco impulso che, oltre che istantaneo, dovrebbe realizzarsi in modo coordinato e coeso, in modo tale, cioè, da rappresentare un efficace sforzo comune di ottemperare all'obbligo primario del soccorso, svolgendo al contorno una serie di attività di prevenzione e controllo complementari e sinergiche.

In una visione forse ideale di ciò che necessita obiettivamente in una siffatta situazione, appare infatti fin troppo evidente che la professionalità di tutti gli addetti ai lavori debba sposarsi con il buon senso e con le priorità logico-operative di ciascuna forza intervenuta, in modo che si provveda, prima, a curare e rimuovere i feriti e quindi (ancorchŽ ciò può realizzarsi anche contemporaneamente) adoperarsi per ridurre gradualmente, fino a neutralizzarli, gli ulteriori effetti "indesiderati" e "indesiderabili" che dal fatto-incidente siano derivati, come quelli, ad esempio, che sono riferibili all'alterazione dello stato della circolazione stradale, reso anomalo e modificato dal "vulnus" inferto dal sinistro medesimo.

Tutto ciò, da quanto emerge in narrativa e da quanto acquisito nel corso della vicenda processuale, non si è purtroppo nei fatti verificato. Sta dunque all'odierno giudicante, esaminando ora la controversia dal punto di vista tecnico, risalire alle categorie giuridiche alle quali è dato ricorrere, lasciando le considerazioni che precedono all'ambito delle pure affermazioni di tendenza etico-comportamentale, che anche il diritto e la giustizia esigono talvolta, tuttavia, vengono sottolineate.

L'infrazione contestata è quella della violazione dell'art. 157 del Codice della Strada. La disposizione contenuta in tale norma prevede, rapportata al nostro caso, una duplice situazione - una di "fermata", l'altra di "sosta" -, regolamentata unitariamente, ed un duplice divieto, che si oppone alla collocazione del veicolo in modo difforme dai seguenti precetti:
1) Il veicolo, in caso di fermata o di sosta (scilicet: nei centri abitati) deve essere collocato "il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia [...]. Durante la sosta il veicolo deve avere il motore spento". Questo primo divieto consiste dunque nel vietare una collocazione del veicolo in posizione difforme da quella ivi descritta (art. 157 1¡ comma - n. 2). Il divieto non opera allorchŽ sussista una "diversa segnalazione".
2) I veicoli in sosta o fermata, fuori dai centri abitati, che non possono essere collocati fuori dalla carreggiata [...], devono effettuare la fermata e la sosta "il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia". Questo secondo divieto consiste, anche qui, nel vietare una collocazione del veicolo difforme dalle seguenti alternative concesse: fuori dalla carreggiata e il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e parallelamente ad esso (art. 157 1¡ comma - n. 3).

Rispetto alla prima ipotesi (quella richiamata al punto 2) è coerente e si attaglia più pertinentemente alla fattispecie evocata ed, in difetto di più precise indicazioni, non può invero non rappresentare, in concreto, specificandola, la violazione di quell'art. 157 che la Polizia stradale ha inteso imputare tuttavia genericamente (perchŽ non viene specificato il comma e la parte dell'articolo, bensì la sola indicazione letterale "non sostava o fermava il veicolo il più vicino possibile al margine destro della carreggiata parallelamente ad esso", che è però comune al n. 2 del 1¡ comma riguardante i centri abitati) agli odierni ricorrenti.

Occorre brevemente ed incidentalmente osservare inoltre, a tal proposito, che l'organo accertatore è incorso, per quanto documentato, in una evidente contraddizione nell'indicare la norma del CdS violata, atteso che il verbale redatto contestualmente alla contestazione della contravvenzione parla di violazione "delle norme di cui all'art. 154/1-8 CdS", mentre la contravvenzione notificata a mezzo posta dell'agente notificatore (relazione di notifica a cura dell'Agente Chessa Luca) - che è l'atto cui deve farsi comunque giuridicamente riferimento in ordine all'opposizione proposta - si riferisce testualmente e senza possibilità di dubbio alla "violazione dell'art. 157/8 Legge 30/04/92 n. 285 [...] perchŽ non sostava, ecc.", che gli odierni opponenti ritualmente contestano con il ricorso e con le argomentazioni in esso prodotte.

Dovendo sopperire alla genericità della violazione riferita a tale ultimo articolo (157 CdS), non può dunque, l'odierno giudicante, non riferirsi al citato n. 3 del comma 1 dello stesso (il comma 8 stabilisce solo la sanzione), poichŽ tra le due ipotesi riportate è quello che riguarda le fermate e le soste degli autoveicoli fuori dai centri abitati: nel caso in specie, essendosi l'incidente verificato "sulla prima corsia di marcia in uscita dallo svincolo della Tangenziale Nord Carreggiata Nord" (cfr. relazione di servizio dell'Agente Tamburello), deve intendersi che l'infrazione è stata rilevata "fuori dal centro abitato" di Torino, e non può quindi trovare applicazione la prima ipotesi, che riguarda invece fermate e soste effettuate, si ripete, nei centri abitati.

Ciò posto, l'indagine verte sull'accertare se la collocazione del veicolo "autoambulanza", che è avvenuta di certo non completamente fuori dalla carreggiata, sia poi anche avvenuta "non" il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e parallelo ad esso; e, se è cosi, "perchŽ" il mezzo non venne dal conducente collocato in siffatto modo.

Tale indagine involge la risoluzione di altre due pregiudiziali:
1) Quali ordini o segnalazioni la polizia aveva dato al conducente del mezzo perchŽ si realizzasse la collocazione la cui non osservanza assurse a violazione dell'art. 157 1¡ co. n.3.
2) Che cosa doveva intendersi, nella situazione descritta dal fatto storico, per collocazione "il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e parallelamente ad esso".

La prima pregiudiziale propone però, a sua volta, una difficoltà interpretativa non indifferente circa la ragione per la quale l'Agente accertatore, che si trovava sul posto proprio per impartire ordini e fare osservare norme di comportamento eventualmente difformi da quelle previste in astratto, adeguandole alla specifica situazione che l'incidente aveva creato, non abbia utilizzato l'art. 177 del Codice della Strada ("Circolazione degli autoveicoli e dei motoveicoli adibiti a servizio di polizia o antincendio e delle autoambulanze") e segnatamente il comma 2 dello stesso articolo, che prevede che "i conducenti dei veicoli di cui al comma 1 nell'espletamento dei servizi urgenti di istituto, qualora usino congiuntamente i dispositivi acustico supplementare di allarme e quello di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu, non sono tenuti a osservare gli obblighi, i divieti e le limitazioni relativi alla circolazione, le prescrizioni della segnaletica stradale e le norme di comportamento in genere, ad eccezione delle segnalazioni degli agenti del traffico e nel rispetto comunque delle regole di comune prudenza e diligenza".

Se, infatti, come afferma l'Agente Tamburello nella sua relazione di servizio e nella deposizione acquisita in udienza, a causa della modifica che aveva dovuto imporre al traffico in seguito all'incidente e della preoccupazione che non dovessero esserne causati degli altri, aveva impartito anche al conducente dell'autoambulanza ordini (o come dice l'articolo in esame "segnalazioni") tali da rappresentare "i soli" che dovessero essere osservati (in sostituzione di ogni altro precetto che poteva invece essere dal conducente medesimo, "nell'espletamento di servizio urgente d'istituto" - come precisa la norma -, totalmente ignorato), perchŽ non ha ritenuto che la violazione da accertare non fosse quella di quest'ultima parte della norma in esame anzichŽ quella, contestata, dell'art. 157?

In linea di pura analisi deduttiva, ricostruendo il fatto storico narrato dai protagonisti escussi in udienza e componendone in sintesi logiche, cronologiche e fattuali le relative contraddizioni, si può rispondere a tale interrogativo solo presumendo che l'Agente del traffico era consapevole di avere impartito nel frangente ordini di fatto ambigui (nelle intenzioni forse lo erano molto meno, ma ordinare semplicemente al conducente dell'ambulanza di "spostarsi più avanti" non rappresenta certo un ordine nŽ chiaro nŽ facile da interpretare): ambigui ed incompatibili, peraltro, non soltanto con la situazione dei luoghi e la dinamica affluenza dei mezzi accorsi, ma anche con le esigenze "tecniche" di intervento dell'equipaggio dell'autoambulanza, come si vedrà meglio in seguito.

L'Agente avrebbe insomma scelto - e, si badi, a posteriori - la norma dell'art. 157 perchŽ più generica nell'esigere il comportamento da assumere da parte di tutti i veicoli in fermata ed in sosta fuori dai centri abitati, ignorando con ciò la specifica previsione dell'art. 177, che riguarda il caso specifico delle autoambulanze e che costituisce, a ben vedere, per la circolazione di taluni mezzi - ambulanze comprese - una sorta di deroga, un'esimente delle prescrizioni del primo e lo sarebbe stata nei confronti anche dell'autoambulanza condotta dal De Cesare, che di fatto soddisfaceva del resto le altre condizioni previste dalla norma medesima per poter essere applicata.

In questo senso, risulterebbe in gran parte condivisibile il secondo motivo di opposizione ("Errata applicazione della legge") proposto dagli odierni opponenti nell'atto introduttivo al giudizio, anche se all'epilogo di quest'ultimo, le richieste si sono poi focalizzate nel riconoscimento delle cause di esclusione della responsabilità previste dall'art. 4 della Legge 689/81.

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Ma il processo ruota principalmente attorno al nodo della "sporgenza" di un angolo posteriore dell'autoambulanza da una linea di recinzione artificiale creata, come afferma l'Agente accertatore, per proteggere e separare l'area dell'incidente da quella in cui era necessario far defluire il traffico, evitando intralcio alla circolazione e soprattutto l'insorgere di altri possibili incidenti.

E' infatti in relazione a tale "sporgenza" - che l'Agente definisce indebita, contraria ai propri ordini, pericolosa per il restante traffico - che viene in rilievo la contestazione e la successiva applicazione dell'art. 157 Cod. Stradale.

E' indispensabile, perciò, ricostruire, per quanto possibile, il formarsi di tale sporgenza, utilizzando gli elementi emersi nel corso dell'istruttoria. Va osservato in primo luogo che il personale della ATIVA, sopraggiunto per delimitare e proteggere la prima corsia di marcia con torce a vento, non poteva avere effettuato tali operazioni prima del sopraggiungere in loco dell'autoambulanza.

E' plausibile invece - e in ciò conforta la deposizione della teste Altieri, che ha confermato, sotto giuramento, la ricostruzione dei fatti descritta dal De Cesare - che l'autoambulanza avesse acceduto sul luogo dell'incidente prima della formazione di tale sbarramento protettivo, altrimenti l'equipaggio se ne sarebbe accorto ed avrebbe avuto anche qualche difficoltà ad entrarvi dentro.

Ciò porta a ritenere convincente e validabile la descrizione dei fatti narrata dai ricorrenti, da cui è possibile dedurre che nell'impartizione degli ordini da parte dell'Agente Tamburello vi siano state due fasi, corrispondenti proprio alla dinamica degli spostamenti necessari eseguiti dall'ambulanza dal momento del suo arrivo a quello in cui è definitivamente sostata fino ad intervento concluso.

a) La prima fase vede l'autoambulanza accedere sul luogo collocandosi in posizione obliqua, secondo protocollo operativo, protettiva dell'area d'intervento, ad una distanza dal ferito adeguata all'intervento di prima necessità, e comunque sulla 2¡ corsia di marcia (il ferito si trovava tra il ciglio della strada e la 1¡ corsia). In questa prima fase, come del resto documentato ed acclarato in causa, interviene il primo ordine dell'Agente Tamburello che invita il conducente De Cesare a "spostarsi più avanti", dopo aver constatato che l'equipaggio era gia sceso dal mezzo. Il che avviene - come unanimamente ammesso e riconosciuto dalle parti giudizialmente contrapposte - "dopo alcuni minuti" e dopo che il conducente "avvicinatosi all'equipaggio che aveva cominciato le prime cure" era risalito sul mezzo, non senza avere brontolato ("con arroganza", afferma il Tamburello) qualcosa che - decifrandolo serenamente e senza pregiudizio sul merito - voleva significare: "So come devo comportarmi" - "Vado a sincerarmi che il personale sanitario non abbia bisogno di altre attrezzature mediche d'urgenza da prelevare dall'ambulanza o del mio aiuto", quindi - "sposterò il mezzo, scegliendo, in tale considerato contesto, il momento più opportuno".

b) La seconda fase è costituita dalla ricostruzione rilevata in istruttoria e dalla stessa relazione di servizio di servizio redatta dall'Agente Tamburello: il mezzo veniva spostato, per esplicita ammissione del Tamburello, " di qualche metro in avanti", "dopo alcuni minuti", lasciando lo spigolo posteriore sinistro dell'ambulanza sulla seconda corsia di marcia, "incurante delle mie richieste". Tali affermazioni concordano con la versione del De Cesare e della teste Altieri allorquando gli stessi dichiarano che il De Cesare si rifiutò di ottemperare agli "ulteriori inviti" del Tamburello. Il De Cesare infatti aveva, a suo modo - e certamente in buona fede -, ottemperato al primo ordine allorchŽ, fatto scendere l'equipaggio e sinceratosi delle esigenze operative del resto dell'equipaggio ormai sul ferito, si era una prima volta spostato "più avanti di qualche metro", "dopo alcuni minuti" dall'ordine ricevuto dal Tamburello, ma aveva effettuato tale manovra senza abbandonare l'obliquità di collocazione (per lui, come già visto, "vincolante") del mezzo, che risultava così, ora, a cavallo delle due carreggiate di destra, la prima e la seconda, con due terzi abbondanti dello scafo sulla prima ed una minima sporgenza, per un impatto minimo, molto minore di un terzo dello scafo, sulla seconda corsia. Si era guardato bene, il De Cesare, nell'effettuare tale spostamento, non soltanto dall'abbandonare la posizione obliqua del mezzo (protettiva e prescritta, come più volte ripetuto, dal manuale operativo emanato dall' A.N.P.AS.), ma anche la prossimità al ferito, giacchŽ se quell'ordine, generico e in alcun modo meglio segnalato ("più avanti") doveva essere interpretato quale quello che avrebbe dovuto imporgli la collocazione del mezzo (come fosse un qualunque mezzo e non un'autoambulanza - cfr. la differente previsione già esaminata tra l'art. 157 e l'art. 177 CdS) il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e parallelamente ad esso, ciò avrebbe implicato due aberranti - e per De Cesare inattuabili - corollari: il posizionamento dell'ambulanza ad oltre 100 metri dal luogo dove si trovava il ferito, atteso che il margine destro della carreggiata era occupato, per tale tratto, da altri automezzi civili in sosta e da carri-traino, e - anche se ciò appare in confronto a tale evenienza di minore incidenza consequenziale - in posizione parallela a tale margine, il che avrebbe fuorviato l'osservanza della norma regolamentare della posizione ("obliqua", "a protezione") che il manuale A.N.P.AS. pure prescrive al conducente di un mezzo di soccorso.

Per concludere sull' analisi della situazione di fatto, così come appare ricostruibile dalle testimonianze e dalle deduzioni di questo Giudicante, deve infine osservarsi che la "sporgenza dello spigolo" dell'ambulanza sul bordo della seconda carreggiata, che secondo l'agente Tamburello provocava il "blocco" (e cioè intralcio e pericolo) della circolazione (anche se a domanda specifica in udienza, precisava che "vi era spazio sufficiente"- "nell'unica corsia di scorrimento che era stata creata" - per il transito di una colonna di autovetture, ancorchŽ "dubitabilmente" per il transito di camion) di fatto era stata determinata non da un comportamento attivo in tal senso del conducente, ma bensì dallo "sbarramento" con torce a vento avvenuto successivamente.

Per effetto di tale sequenza, la sporgenza si era determinata ex post, e cioè per effetto di una linea di demarcazione postuma dell'area teatro dell'incidente che escludeva dallo stesso deliberatamente quella parte posteriore dell'autoambulanza, la quale, essendo stato deciso di non comprenderla in detta area, risultava per ciò stesso "sporgente".

Se - ragionando soltanto per ipotesi - lo sbarramento avesse invece incluso quella parte "sporgente" dell'ambulanza, flettendo un po' di più, verso l'esterno di circa un metro, l'arco su cui lo stesso si snodava, la "sporgenza" non sarebbe emersa e sia tutta l'area recintata, compresa l'ambulanza della cui prossimità al ferito aveva bisogno il suo equipaggio, che quella esterna ad essa sarebbero rimaste sotto il controllo della Polizia stradale, che avrebbe diretto il traffico circostante, come poi in effetti è avvenuto, nonostante la "sporgenza": e cioè con efficacia, assorbendo il disagio generalizzato del flusso di autovetture costrette ad incolonnarsi su un'unica corsia di marcia anzichŽ su due, pur con qualche dubbio (ma esso è rimasto oggettivamente tale, non risolto cioè in un senso o nell'altro) per il passaggio di mezzi di maggior ingombro (camion e simili).

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Stigmatizzato così il "clou" del fatto storico, arricchito inevitabilmente da qualche elemento critico, che sarà tuttavia utile nella valutazione giuridica di tutta la fattispecie, occorre ora esaminare il comportamento del De Cesare per stabilire se lo stesso abbia commesso l'infrazione addebitatagli e, se sì, perchŽ.

Il De Cesare ha descritto l'accadimento dei fatti come suddivisibili nelle fasi 1 e 2 più sopra evidenziate. L'assunto del De Cesare è provato dalle dichiarazioni della teste Altieri che, oltre a confermare ogni circostanza di fatto dedotta dal De Cesare, deponendo anche sulle premesse, finalità e contenuti delle operazioni sanitarie connesse all'intervento di un mezzo di soccorso, ha fornito un valore aggiunto (positivo) al comportamento dello stesso De Cesare nell'occorso de quo, definendo corretto il posizionamento dell'ambulanza vicino al ferito, sia nella prima fase in cui l'ordine di spostamento da parte dell'Agente Tamburello non era ancora intervenuto e l'ambulanza si disponeva sul luogo in modo funzionale alle esigenze dell'intervento (e nella quale, comunque, non era ancora intervenuta alcuna vera e propria "organizzazione" della direzione del traffico nella zona, atteso che al momento del loro arrivo nessuna forma di recinzione della zona era stata ancora realizzata, tanto che "un'auto era sfrecciata davanti [a loro], tra il ferito e la [loro] postazione"), sia nella seconda fase, in cui il rifiuto del De Cesare ad ottemperare agli ulteriori inviti dell'agente Tamburello di "spostamento in avanti" dell'ambulanza appariva giustificato sia dalla genericità dell'ordine che dalla contraddittorietà di esso con un interesse sociale ed una ratio giuridica superiore, quella scaturente cioè dalla norma comportamentale dettata dal regolamento A.N.P.AS. Tale sommaria e, ad avviso dell'odierno Giudicante, puntuale e credibile disamina consente di individuare con sufficiente chiarezza quali debbano essere le valutazioni giuridiche da attribuire al comportamento del De Cesare in rapporto all'ordine ricevuto dall'Agente Tamburello ed alla violazione da questi al primo contestata.

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Nella prima parte della condotta del De Cesare appare rinvenibile l'esimente dello stato di necessità.

Ammesso infatti e non concesso (dato che le deduzioni negative tratte dal giudicante fanno parte integrante del giudizio che definisce la controversia) che vi sia stato in tale prima fase un ordine - ancorchŽ soltanto implicito, perchŽ comunque reiterato da lì a pochi minuti dopo - diretto a far spostare l'autoambulanza e non eseguito dal conducente di questa, che ha considerato per contro, prioritaria l'esigenza di consentire il dispiegamento urgente delle attività di soccorso e prime cure del ferito, accostandosi il più possibile a questo, consentendo la discesa dell'equipaggio e la fornitura dei materiali e dispositivi occorrenti per il soccorso, tale ordine va ritenuto non efficace ed il conducente esonerato dall'onere di eseguirlo, perchŽ ciò avrebbe compromesso l'efficacia del soccorso ed avrebbe in astratto impedito l'azione di "salvare... altri da un pericolo... grave.....ecc.", azione tipica di chi avverte ed interpreta lo stato di necessità (vedasi l'art. 54 1¡ co. c.p.): "Ero più preoccupato ed intento a supportare le operazioni di soccorso presso il soggetto ferito che giaceva a terra in condizioni preoccupanti che non della sporgenza a mio giudizio minima..."- dirà il De Cesare più avanti, quando la contestazione verterà sull'ordine stavolta meno implicito ma ancora generico (che cosa doveva intendersi per "più avanti"?) partito dall'Agente Tamburello. Nella seconda parte della condotta del De Cesare, siamo invece di fronte ad una tipica inosservanza dell'ordine dell'autorità, ma, poichŽ l'ordine "non era preciso" nŽ in qualche modo univocamente interpretabile (viste le circostanze di fatto emerse in istruttoria e più sopra considerate), la fattispecie deve con certezza essere inquadrata come quella in cui la commissione di un fatto, che sarebbe antigiuridico, cede la sua antigiuridicità alla prevalente ragione del comportamento di chi integra un'altra causa specifica di giustificazione comportamentale prevista dall'ordinamento giuridico: l'adempimento di un dovere. Significativa appare, a tal riguardo, anche la sussistenza della cosiddetta regola delle "3p" (proteggere - predisporre - prevenire) tratta dal manuale A.N.P.AS., che riguarda proprio la collocazione dell'autoambulanza nel luogo dell'incidente: la terza di tali regole, che impone al conducente dell'ambulanza di posizionarla in modo da conseguire il vantaggio "preventivo" di poter abbandonare il luogo dell'evento velocemente, è tale da corrispondere di fatto a quanto posto in essere dal De Cesare, il quale ha mantenuto in posizione obliqua l'ambulanza, ad una distanza congrua e "libera" dalla presenza di altri veicoli parcheggiati lungo il margine destro della carreggiata, proprio per non subire ostacoli e ritardi di sorta nella prevista sua manovra di ripartenza con il ferito a bordo dal luogo dell'incidente e per assicurarsi, di fronte ad altri possibili pericoli e minacce sullo stesso in via teorica incombenti, una "via di fuga". In breve, non ci vuol molto per affermare, anche dopo tale ultima significativa puntualizzazione, che il posizionamento dell'autoambulanza sul terreno è assolutamente strategico rispetto alla buona riuscita dell'intervento di soccorso.

E pertanto, riassumendo, rispetto alla violazione contestata dell'art. 157 del Codice della Strada, l'autista dell'autoambulanza: a) non poteva e non doveva posizionare il mezzo nei pressi del ferito in posizione difforme e ad una distanza diversa da quella in cui l'ha - dopo la prima fase dell'accesso in loco - definitivamente collocato; b) non poteva nŽ doveva, a parte il lieve avanzamento del mezzo all'interno dell'area delimitata successivamente a cura della polizia stradale e dalla stessa suggerito, acconsentire che il mezzo venisse collocato "il più vicino possibile al margine destro della carreggiata", ma, soprattutto, "parallelamente ad esso", perchŽ ciò avrebbe significato vanificare l'efficacia dell'intervento e violare il regolamento dell'A.N.P.AS..

Per quanto concerne la "terzietà" della presenza di un organo di polizia del traffico che prescrive obblighi e limiti e provvede a segnalazioni diverse da quelle eventualmente esistenti in loco, adeguandole alle diverse emergenze, deve ricordarsi che numerosi sono anche gli "esoneri" di cui gode l'equipaggio di un'autoambulanza - e segnatamente il suo autista - in servizio, in rapporto alle varie prescrizioni ed ai vari obblighi posti in via generale dalla regolazione stradale. Uno è previsto dall'art. 172, che esonera il personale dall'uso della cintura di sicurezza e di sistemi di ritenuta. Un altro si rinviene nell'art. 176, dove, al n. 14, si prevede che siano esonerati "dal divieto di effettuare manovre di inversione del senso di marcia, la retromarcia e la sosta in banchina di emergenza" le ambulanze che devono prestare soccorso urgente in autostrada. Queste manovre "in deroga" sono estremamente pericolose e possono essere compiute solo se la Polizia stradale fornisce adeguata assistenza, fermando gli automezzi eventualmente in transito. In altri termini ciò implica un dovere di iniziativa (che si trasforma in un dovere di collaborazione) della polizia stradale atto ad agevolare in primis il lavoro delle ambulanze ed implica altresì l'assunzione da parte della stessa polizia stradale dell'onere specifico di risolvere ogni situazione di emergenza-traffico conseguente.

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Una breve osservazione va spesa anche nei confronti del ruolo dispiegato in loco dalla teste Monica Altieri, infermiera professionale dell'ASL 1 di Torino, distaccata presso la centrale operativa 118 di Grugliasco, in forza all'equipaggio dell'autoambulanza, con un curriculum professionale alle spalle di tutto rispetto (analogo del resto a quello posseduto dal De Cesare, già prestante servizio di autista presso la Croce Rossa Italiana, dove vigevano analoghe regole d'intervento) e che nell'occorso de quo svolgeva il ruolo di riferimento sanitario.

é norma che all'interno della squadra venga creata anche una figura di riferimento a latere. Questa si occupa di tutto ciò che non riguardi strettamente il sanitario ed è rappresentata in pratica dall'autista, il quale deve però conoscere anch'egli le leggi e le varie norme, anche sanitarie, attinenti al suo ruolo, ivi comprese quelle relative al Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), all'autoprotezione (per sŽ e per la squadra), ecc. Tra le due figure vi è, ed anzi vi deve essere - a termini di Regolamento -, nell'operare, piena e fattiva collaborazione. Dice testualmente l'Altieri nel corso dell'esame testimoniale eseguito in udienza: "Confermo che, a seconda della situazione che ci viene prospettata, dalla conformazione dei luoghi, dall'ubicazione del ferito (per esempio, se coinvolto in un incendio, in una abitazione, vi sono modalità diverse da affrontare, rischi da evitare), decidiamo come meglio posizionare il mezzo per la salvaguardia di tutti i soggetti e gli interessi cui ho sopra accennato.

Di norma, per raggiungere tali obiettivi, ripeto, ci viene dato il supporto di operatori del traffico, come agenti VV. FF. ed altro". é evidente quindi la priorità assegnata, quantomeno pragmaticamente, all'espletamento del lavoro dell'equipe di soccorso, priorità che deve ritenersi integrata e supportata, tuttavia, dall'azione svolta da altre autorità e competenze che, pur con altri autonomi compiti d'Istituto, mettono in primis - "di norma", come riferisce l'Altieri - al servizio della squadra di soccorso la loro operatività ed assistenza.

é altrettanto evidente però che il comportamento dell'autista De Cesare debba essere nel presente giudizio interpretato e qualificato giuridicamente a fronte delle norme effettive che l'ordinamento giuridico fornisce per poter definire correttamente la fattispecie. E se, per quanto concerne quella che è stata precedentemente definita "prima fase" del comportamento del De Cesare, entra, ad avviso dell'odierno Giudicante, pienamente in gioco, come già visto, l'esimente dello stato di necessità, per quanto concerne il comportamento successivo, appare pertinente dunque l'applicazione, già segnalata e motivata, dell'esimente dell'adempimento del dovere. Recita infatti l'art. 54 del Codice penale: "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalle necessità di salvare sŽ od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nŽ altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo". Nel caso considerato nella presente controversia, si direbbe che siano presenti tutti gli elementi e presupposti voluti dalla norma perchŽ la scriminante trovi piena applicazione quantomeno nel primo tratto di condotta posta in essere dal De Cesare, che si trova ad affrontare una situazione attuale di pericolo grave per la vita corsa da un soggetto che necessita di soccorso.

Non per nulla è anche presente, in dottrina, la figura del cosiddetto "soccorso di necessità" allorchŽ il soccorso provenga da un soggetto terzo, come potrebbe nel caso in specie essere sinanco configurabile, qualora si volesse attribuire al De Cesare la facoltà di scegliere (come la guida alpina che decide chi tra due alpinisti in difficoltà possa esigere un prioritario intervento a suo favore), il soccorso "più necessario" da eseguire.

Ed infatti, nella stessa ottica, anche l'azione di chi crea un rischio pressochŽ irrilevante a carico della vita di altri soggetti per scongiurare il pericolo di una lesione grave al bene dell'integrità personale del soggetto beneficiario dell'intervento soccorritore è scriminata, secondo significativa giurisprudenza, utilizzando la ratio profonda dell'art. 54 considerato. In altri termini: esistevano di fatto in loco rischi (leggasi di altri potenziali e non palesati incidenti) per altri soggetti, diversi da quello cui è diretto l'intervento soccorritore, come affermato dall'Agente Tamburello?

Ebbene, prevale, secondo l'affermata e ricorrente giurisprudenza, l'intento dell'azione primaria e principale del soccorso al fronte di un rischio maggiormente attualizzato (ferito giacente a terra in gravi condizioni). Il giudizio di proporzione non deve infatti essere effettuato solo sulla base dei beni in gioco (vita/integrità fisica), ma anche del diverso grado di rischio che li colpisce. Il rischio del ferito era palese e concreto; il rischio di altri incidenti era eventuale e non rapportabile al grado di rischio platealmente corso dal ferito a terra. Si è pertanto in presenza di una prima causa di giustificazione che serva ad escludere tout court, avendo riguardo alla prima fase di accesso in loco dell'autoambulanza, la responsabilità degli odierni ricorrenti, avendo il conducente dell'autoambulanza medesima commesso la prima parte dell'infrazione ("divieto di sosta") in evidente stato di necessità.

Nella seconda fase della condotta posta in essere dal conducente De Cesare, che non ha obbedito all'ordine sicuramente impartitogli dall'Agente Tamburello ("vai più avanti") non può invece non ravvisarsi, come più sopra si è cercato di evidenziare, l'ipotesi "dell'adempimento di un dovere", disciplinata dall'art. 51 del Codice penale, che merita tuttavia un breve approfondimento.

Recita la norma: "L'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità". La ratio di questa norma risiede nel principio di non contraddittorietà all'interno dell'ordinamento giuridico: non è ragionevolmente pensabile cioè che uno stesso ordinamento giuridico imponga ad un soggetto una determinata condotta e contemporaneamente gli minacci una sanzione per il caso in cui agisca conformemente alla norma giuridica.

Per "norma giuridica" si intende, com'è noto, qualunque precetto giuridico, sia emanato dal potere legislativo che dall'esecutivo: quindi anche un regolamento, qual è quello in vigore presso il personale delle autoambulanze di pubblica assistenza associate all'A.N.P.AS., è da considerare ai fini di detto articolo "norma giuridica".

Il servizio prestato da tale personale è inoltre un servizio pubblico, essendo le autoambulanze di pubblica assistenza entità esercenti un "pubblico servizio" o, se si vuole, un "servizio d'interesse pubblico". Il personale ad esse addetto è incaricato di pubblico servizio: tale deve considerarsi pertanto l'autista De Cesare nell'occorso de quo. Si ricorda che i servizi di pubblica assistenza eserciti sul territorio con l'apporto di volontariato fanno capo al Servizio Nazionale della Protezione Civile. Questo è costituito dal Ministero dell'Interno, dal Dipartimento della Protezione Civile, dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dalle Regioni, Province e Comuni, dalle forze di Polizia (Pubblica Sicurezza, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale, Corpi di Polizia Municipale) e, occasionalmente, dalle Forze Armate, nonchŽ dalle Autorità Sanitarie, dalla CRI, dalle Associazioni di volontariato, ecc.

é opportuno anche sottolineare, a complemento dell'analisi dei presupposti inerenti all'esimente in considerazione, la nozione di "incaricato di pubblico servizio" che viene collegata nella fattispecie alla figura del De Cesare, conducente dall'ambulanza de quo. Essa è ricavabile ancora dal codice penale, che all'art. 358, 1¡ parte, la definisce come segue: "Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio".

Ad interpretarne più specificamente la portata sovviene autorevolmente la giurisprudenza: "In tema di nozione della persona incaricata di un pubblico servizio, i dipendenti di un ente o di una società concessionaria anche in via non esclusiva di un servizio di interesse pubblico devono essere considerati incaricati di un pubblico servizio, in quanto concorrono allo svolgimento dell'attività ad esso connessa, a nulla rilevando la natura pubblica o privata dell'ente o dell'imprenditore al quale quest'attività sia riferibile. Deve pertanto essere riconosciuta tale qualità ad un autista di un'ambulanza di proprietà di società privata, autorizzata al servizio di pronto soccorso come ausiliaria della protezione civile provinciale (Cass. Pen. Sez. VI 9.7.1997 n. 6687).

Per ulteriore scrupolo motivazionale della presente decisione, sembra inoltre a questo Giudicante che l'ipotesi considerata dell' "adempimento del dovere", quale esimente della punibilità dell'autista De Cesare nell'occorso de quo, rimanga anche giustificata dalla sottile dinamica che si è sviluppata in ordine al "rifiuto" dallo stesso posto in essere di effettuare spostamenti ulteriori (e peraltro, come si è visto, genericamente indicati) dell'autoambulanza, giacchè il De Cesare, adempiendo il dovere impostogli dalla "propria" norma giuridica in contrasto con l'ordine impartitogli dall'autorità (di pubblica sicurezza) ha di fatto esercitato, se si vuole, quel preventivo "sindacato di legittimità" dell'ordine (ritenuto in contrasto e contraddittorietà col dovere medesimo) che viene, da dottrina e giurisprudenza, riconosciuto come potete legittimo del sottoposto, destinatario dell'ordine "ingiusto".

Anche se nella fattispecie che ci riguarda non è per nulla configurabile una sottoposizione gerarchica strictu sensu del De Cesare al Tamburello. Si è comunque di fronte ad un'ampia ricorrenza di elementi che sono sufficienti ad integrare l'ipotesi esaminata. Viene così a trovare anche definitiva conferma la valutazione, anticipata in premessa, circa la ricorrenza di cause di giustificazione dotate di carattere di "convergenza" e "concentricità" a favore del soggetto interessato (il De Cesare Teodoro): lo stato di necessità, che in certo qual modo costituisce l'ambito più ampio ed esterno in cui la condotta del De Cesare si è estrinsecata, e quella dell'adempimento di un dovere, derivante dal restringimento di campo della sua condotta allorchŽ viene presa in considerazione - nello stadio considerato - la sua "ribellione" all'ordine ingiusto ricevuto e il contemporaneo conforme adeguamento al precetto impostagli dalla norma giuridica regolante l'attività di servizio cui doveva attendere.

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L'indagine giudiziale che precede, condotta con il maggior rigore possibile sia nella ricostruzione del fatto storico che nell'inquadramento dello stesso nelle categorie giuridiche ritenute pertinenti, consente dunque di dare da un lato definitiva consacrazione alle tesi e motivazioni difensive degli opponenti contenute nell'atto introduttivo al giudizio ("Travisamento dei fatti" e "Errata applicazione della legge") e, dall'altro, di dichiarare definitivamente l'applicabilità alla fattispecie dell'art. 4 della legge 24.11.1989 invocata nelle conclusioni, in modo specifico di due delle cause di esclusione di responsabilità in esso previste, lo stato di necessità e l'adempimento del dovere.

Esse appaiono coordinate da un nesso logico-temporale e giuridico che attiene al fatto storico, e cioè alla condotta del De Cesare, in quanto questa è, come si è visto, suddivisibile in due fasi dinamiche e successive strettamente legate tra loro: nella prima, il mezzo viene ubicato provvisoriamente in un certo modo, in una certa zona per la necessità urgente di far scendere l' equipaggio e fornire allo stesso i mezzi e la strumentazione necessaria per apprestare le prime cure al ferito (stato di necessità); nella seconda il mezzo viene spostato "più avanti", su invito dell'Agente del traffico, ma senza allontanarsi ulteriormente dalla zona operativa e mantenendo la posizione più adeguata, cosi come prescritto dai propri regolamenti (adempimento di un dovere).

Va osservato, in tale conclusivo contesto, che alla condotta del De Cesare nel suo complesso potrebbe, ove l'ipotesi dell'adempimento del dovere sembrasse stridere con la realtà processuale emersa a causa di ritenuta inadeguatezza del quadro dottrinario e giurisprudenziale individuato, trovare applicazione, con forse più ampia e meno articolata elaborazione interpretativa, la ulteriore causa di esclusione di responsabilità - anch'essa prevista dall'art. 4 in esame - che viene definita come "esercizio di facoltà legittima".

Va soltanto sottolineato che tale esimente verrebbe riferita alla condotta del De Cesare prescindendo dalla sua qualità di incaricato di pubblico servizio regolamentato, atteso che egli, in presenza della norma regolamentare che gli ha ispirato invece la condotta rilevata, non era soltanto autorizzato ad assumerla discrezionalmente, ma giuridicamente "obbligato" a realizzarla, nei modi e con le finalità già ampiamente esaminate in precedenza.

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