| ESPLOSIONE BUTAN GAS - PAESE 15 marzo 1996 |
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| Cronologia degli eventi
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| Cronologia |
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| Le nostre osservazioni |
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| L'allarme |
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Al momento del primo allarme, stimato intorno alle 7:40 - 7:45, due squadre dei VV.F. intervengono a Paese
per una fuga di gas. Non viene data comunicazione di pre-allarme alla Centrale Operativa del SUEM, ritenendo
si tratti di un problema non grave. Dopo l'esplosione è la centrale SUEM che contatta i VVF per ulteriori informazioni; in quel momento (7:58) altri mezzi dei VVF sono già sul posto, e tra questi anche l'ambulanza.
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| La gestione dell'intervento sanitario |
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Nel riascolto delle comunicazioni e sentiti gli operatori della Centrale del SUEM è evidente che la
Centrale non comprende quanto sta avvenendo. Non essendo informati sulle caratteristiche della Butan Gas,
ritengono trattarsi di un'esplosione limitata ad una ditta o ad un piccolo deposito e comunque di un evento
già concluso, senza ulteriori pericoli. Anche nelle comunicazioni con la Questura e con la Prefettura, che richiedono l'invio di altri mezzi, è evidente che l'attenzione degli operatori del SUEM è limitato inizialmente sul numero dei feriti da evacuare, e successivamente sul fatto che, essendo evacuati tutti i feriti, non vi è più necessità di assistenza sanitaria. Questo atteggiamento deve essere imputato a due problemi:
Il mancato dimensionamento del livello di emergenza nei primi minuti dopo l'evento provoca una
sotto-risposta iniziale del SUEM. In presenza di quindici feriti,
vengono inviati solo due mezzi più l'elicottero, che comunque riescono a
evacuare tutti rapidamente grazie ai mezzi dei VF e al fatto che la maggior parte dei
feriti aveva ustioni limitate. |
| L'inventario delle persone coinvolte |
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| Dopo 2 ore e 30' dall'evento non è ancora stato possibile ottenere un elenco del personale che operava nella ditta. C'è il sospetto che vi possa essere un ulteriore disperso, forse sepolto tra le macerie dello spogliatoio. |
| L'area a rischio |
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Alle 9:30 l'area evacuata dalla popolazione è invasa da forze dell'ordine,
giornalisti, personale sanitario; non si ha idea esatta del perimetro di pericolo.
Decine di persone sono all'interno della fabbrica e vengono allontanate (oltre i cancelli)
solo dopo un certo tempo. I mezzi di soccorso si trovano in un'area troppo vicina all'incendio
(i pezzi della cisterna esplosa poco prima erano stati scagliati ben oltre il perimetro considerato
di sicurezza per i mezzi di soccorso).
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| Il coordinamento generale delle operazioni in loco |
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Il medico del SUEM che opera sul posto tra le 8:15 e le 8:50 non riesce a raccogliere informazioni
sull'evoluzione della situazione, che risulta chiara solo alle 10:00. I contatti tra medico SUEM e Ispettore VVF avvengono all'interno dell'area dove sono in corso le operazioni di spegnimento. Dopo le 12:00 diviene però impossibile ricevere ulteriori informazioni: i responsabili VVF sono tutti all'interno dell'area, e un ispettore di Polizia impedisce l'accesso anche al medico SUEM. Manca di fatto un "responsabile della scena" che tenga i contatti con tutte le componenti interessate.
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| Il coinvolgimento di altri enti nel soccorso sanitario |
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I Vigili del Fuoco alle 8:00 trasportano in ospedale con i loro mezzi ben 8 ustionati,
senza dare alcun avviso alla Centrale Operativa del SUEM (solo dopo oltre mezz'ora si verrà a
conoscenza del numero esatto dei feriti). La CRI ha predisposto un'unità di intervento sanitario da affiancare ai mezzi ed al personale ULSS in caso di emergenza; in questa occasione si è cercato di allertarlo, ma la mancanza di procedure rapide di attivazione del personale ha consentito di inviare solo una parte minima del dispositivo. Le ambulanze militari sono state attivate senza consultazione preventiva con la Centrale del SUEM. I mezzi che giungono sul posto si posizionano senza alcun criterio, poichè non è presente la figura del Direttore del Soccorso Sanitario. Solo dopo una ventina di minuti il medico SUEM riesce quantificare il numero dei mezzi presenti e a dare a tutti disposizioni su come comportarsi in caso di necessità. Anche al momento di smobilitare il dispositivo, le ambulanze militari restano alle dipendenze dei Carabinieri, per cui è necessario utilizzare questi ultimi per fare da tramite per impartire le disposizioni. |
| Gli elicotteri dei Vigili del Fuoco |
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I vigili del fuoco muovono i loro elicotteri per trasporto dei feriti senza alcun contatto,
nè prima nè dopo l'attivazione, con i servizi sanitari;
una comunicazione passa addirittura attraverso il controllo aereo di Monte Venda. Si sono riscontrati problemi di coordinamento tra l'elicottero dei VF che trasporta un ferito a Padova e l'ambulanza che lo attende. Dopo l'atterraggio a Padova l'elicottero deve rientrare a Tessera per rifornimento carburante e non può riportare medico e infermiere del SUEM a Treviso; l'elicottero del SUEM, già in rientro a Treviso per prelevare un altro paziente, ha quindi dovuto invertire la rotta per tornare a Padova a prelevare il personale.
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| Conclusioni |
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Nel complesso il soccorso sanitario e la gestione dei feriti sono stata rapidi ed efficienti;
vi è tuttavia il rischio che il buon esito complessivo dell'operazione dia una falsa sicurezza
sulla reale capacità del dispositivo. L'operazione ha fornito l'occasione di testare il dispositivo di emergenza, e di evidenziare i punti deboli del sistema: è indispensabile ora intervenire per adeguare le procedure operative alle reali esigenze. In particolare dovranno essere perseguiti i seguenti obiettivi:
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